Agenda Bce
Mario Draghi, intervenendo ieri al Parlamento europeo, ha preparato l’Europa al peggio, ma allo stesso tempo ha suggerito un’agenda per evitarlo. Il presidente della Banca centrale europea ha infatti annunciato rischi di turbolenze anche per il 2012, ipotizzando tra l’altro un declassamento della Francia, ma ha ribadito che il percorso della moneta unica resta irreversibile. Leggi La strategia di Draghi per far scorrere l’euro senza farsene garante
5 AGO 20

Mario Draghi, intervenendo ieri al Parlamento europeo, ha preparato l’Europa al peggio, ma allo stesso tempo ha suggerito un’agenda per evitarlo. Il presidente della Banca centrale europea ha infatti annunciato rischi di turbolenze anche per il 2012, ipotizzando tra l’altro un declassamento della Francia, ma ha ribadito che il percorso della moneta unica resta irreversibile. Per ora però i mercati sembrano essere rimasti impressionati dalla prima parte del ragionamento del presidente della Bce, quella meno ottimista: per questo le Borse del Vecchio continente hanno chiuso tutte in leggero calo (Milano a meno 0,2 per cento) dopo il balzo tentato in mattinata, mentre lo spread tra titoli decennali italiani e Bund tedeschi, considerati più sicuri, ha continuato a ondeggiare attorno al livello decisamente elevato di 500 punti (anche se i picchi raggiunti, 520 punti, si spiegano in parte con il fatto che da ieri il differenziale è calcolato prendendo a riferimento un nuovo “benchmark”, il Btp a 10 anni con scadenza marzo 2022 invece che quello in scadenza nel settembre 2021).
Fuori tempo per i listini è arrivato anche l’accordo tra i ministri delle Finanze dell’Eurozona che, come da scadenza prestabilita al vertice di venerdì scorso, si sono accordati per finanziare con 150 miliardi di euro il Fondo monetario internazionale. Il Regno Unito si è tirato indietro, e anche così si spiega il fatto che la somma sia inferiore a quella che era indicata nelle bozze del “fiscal compact” (200 miliardi).
Comunque le parole più inattese della giornata sono state quelle dedicate da Draghi alla Francia. Il presidente della Bce ha spiegato infatti che un’eventuale perdita della tripla A del debito sovrano di Parigi avrebbe conseguenze importanti sulla valutazione di altri paesi e anche sul Fondo salva-stati (Efsf) al quale i paesi dell’euro partecipano ciascuno con una propria quota. Già il fatto che l’ex governatore della Banca d’Italia abbia preso in considerazione l’ipotesi di un downgrade non ha rassicurato gli investitori. Ai quali comunque Draghi ha inviato anche un altro messaggio, per il futuro.
“Non so se la Francia perderà la tripla A, spero di no – ha detto Draghi – ma francamente non dovremmo esagerare troppo sull’importanza che attribuiamo a questi cambiamenti di rating”. E ancora: serve “un robusto quadro normativo” sulle agenzie di rating, dato che queste hanno “un impatto diretto sul funzionamento dei mercati e dell’economia in generale”, soprattutto per ridurre “gli automatismi” delle risposte di stati e società sotto osservazione. L’inquilino dell’Eurotower ha suggerito anche il rafforzamento del Fondo salva-stati permanente, l’Esm che entrerà in funzione a fine 2012, come “la migliore risposta” a un possibile declassamento di Parigi.
Sul capitolo banche, il presidente della Bce ha rivendicato l’importanza delle misure prese per rifornirle di liquidità, anche perché la situazione del “funding” degli istituti è talmente difficile in questa fase, ha detto Draghi, che la maggior parte delle banche dell’Eurozona non sarà in grado di emettere “senior secured debt” per diversi mesi. “Non c’è alternativa al procedere con le ricapitalizzazioni delle banche”, ha aggiunto, pur ammettendo che sarebbe stato più corretto ed efficace muoversi una volta che il Fondo salva stati fosse stato pienamente operativo.
Da Draghi è arrivata poi l’ennesima chiusura all’ipotesi di rivestire il ruolo di prestatore di ultima istanza degli stati: “Il Trattato Ue vieta di finanziare i debiti pubblici” e “personalmente ritengo che qualsiasi altra condotta” da parte della Bce in materia di prestiti “andrebbe a inficiare negativamente la credibilità della nostra istituzione”. Infine un nuovo avvertimento agli stati: “Austerità e crescita non si devono escludere l’una con l’altra perché con le sole misure di austerity si ha certamente recessione nel medio termine”.